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Cina 2030: Obiettivo "Riunificazione"





La questione di Taiwan riaccende le tensioni tra Cina e Stati Uniti dopo la visita di una delegazione bipartisan di sei senatori statunitense sull'isola, che Pechino rivendica come parte del proprio territorio nazionale. 

Il gruppo, guidato dal democratico Robert Menendez e dal repubblicano Lindsey Graham ha incontrato la presidente dell'isola, Tsai Ing-wen. Taiwan è un "Paese di importanza globale", ha dichiarato Menendez nel colloquio con Tsai, citando la produzione di semi-conduttori, e la sua sicurezza ha implicazioni per il mondo.

Sembra infatti che, dopo aver risolto le questioni di Hong Kong e Macao, Pechino sia ora intenzionata a entrare in azione anche a Taiwan, con l’obiettivo di portare a termine la riunificazione dell’isola con la madrepatria entro il 2030.

 

One China Policy


La One China Policy è il frutto di una lunga trattativa diplomatica avviata dall’inizio degli anni settanta, a seguito della rottura tra Pechino e Mosca. Nel documento, conosciuto anche come “Shanghai Communiqué”, Pechino sottolinea come la questione taiwanese fosse principale nella normalizzazione delle relazioni sino-statunitensi mentre Washington riconobbe sia l’esistenza di una unica Cina sia l’appartenenza di Taiwan alla “entità unica cinese”.

Gli Stati Uniti non specificarono mai quale dei due governi fosse legittimo, anche se il riconoscimento ufficiale di Pechino nel 1978 e la chiusura dell’ambasciata a Taipei nell’anno successivo determinarono l’avvio del Principio dell’Unica Cina. La dichiarazione statunitense dell’esistenza di “una sola Cina” senza una precisa indicazione lasciò i leader di Pechino e di Tapei liberi di interpretare la volontà statunitense a proprio favore.

l’appoggio di Washington a Taiwan non fu legato esclusivamente a una interpretazione semantica, con il “Taiwan Relations Act” del 1979 gli Stati Uniti avviano un rapporto sostanziale con Taipei che prevede costanti rifornimenti di armamenti bellici. Nel “Taiwan Relations Act” viene indicato esplicitamente come qualsiasi sforzo cinese in direzione di una annessione forzata di Taiwan equivalga ad una gravissima minaccia alla sicurezza stessa degli Stati Uniti. 

 I Voli Militari Cinesi

Dal 1° al 4 ottobre l’esercito Cinese ha fatto sorvolare nei cieli di Taiwan jet militari  per la celebrazione del centenario del Partito Comunista Cinese. Secondo il ministero della Difesa di Taiwan, la pattuglia aerea era composta da 34 caccia (dieci J-10 e 24 J-16), più 4 aerei da guerra elettronica (due Y-8 Elint e Y-9 Ew) e un bombardiere H-6.

I media internazionali, dal canto loro, hanno ragionevolmente espresso grande preoccupazione per ciò che sta accadendo: se durante il 2020 le incursioni su Taiwan erano state 380, nel corso del 2021 sono già più di 600, di cui circa 150 solo nei primi giorni di ottobre. Il tutto fu enfatizzato dal Ministro degli Affari Esteri Cinese Zhao Lijian, che ha affermato che farà tutto il possibile per difendere l’integrità territoriale di Pechino.

Spesso Pechino fa coincidere i sorvoli con le visite di esponenti di governi esteri a Taiwan o in coincidenza con determinate date chiave. Queste Sono spesso delle strategie per logorare le forze di Taiwan e un modo di sondarne le capacità di reazione e azione.

Il Valore Strategico di Taiwan

 

L’attuale Presidente Americano Joe biden nel corso della sua trasferta nel New Hampshire, rispondendo alle domande dei giornalisti sul colloquio virtuale che ha avuto con il presidente cinese Xi Jinping, ha dichiarato ai cronisti che l'isola "è indipendente" e "prende da sola le sue decisioni". Biden ha riferito di aver "espresso molto chiaramente" il suo sostegno al Taiwan Act, che non contempla il riconoscimento dell'indipendenza di Taiwan ma prevede un sostegno alla sua capacità di difesa. Le varie spiegazioni del suo approccio alla questione hanno sottolineato la difficile posizione che Taiwan detiene ora nel deterioramento delle relazioni tra Washington e Pechino. Tuttavia per Washington il valore geopolitico di Taiwan è nettamente superiore a quello dell’Ucraina. Infatti, qualora la Cina prendesse il controllo di Taiwan dominerebbe i mari cinesi, vanificherebbe il contenimento americano lungo la prima catena di isole (Giappone, Taiwan, Filippine, Malaysia e Indonesia) e quindi accederebbe liberamente all’Oceano Pacifico. Ciò le consentirebbe di compiere un significativo passo in avanti nella complessa trasformazione in potenza marittima e quindi nella competizione con gli Usa, talassocrazia per eccellenza. Il risultato sarebbe un cambiamento inedito degli equilibri mondiali. Cambiamento che Washington difficilmente permetterebbe.

 


Un articolo di Luigi Billeci, con supervisione di Simone D'Angelo.

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