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Tavoli e Armi Nucleari

 


La sera del 27 aprile  Putin è intervenuto di fronte al parlamento a San Pietroburgo, il leader del Cremlino ci ha tenuto a mostrarsi ancora una volta minaccioso e potente agli occhi dell’occidente e dell’opinione pubblica russa. Ma quanto di questo atteggiamento poggia su basi reali e quanto invece è funzionale alla strategia russa? Questa la fase saliente del suo discorso necessaria per provare ad interpretare la postura russa in questo momento.

“Se qualcuno, e sottolineo ancora una volta, se qualcuno intende interferire negli eventi in corso dall’esterno creerà minacce strategiche inaccettabili per la Russia. Devono sapere che la nostra risposta a queste interferenze sarà fulminea. Abbiamo tutti gli strumenti per fare questo, strumenti di cui nessuno può vantarsi in questo momento. Noi non ci vantiamo, ma li useremo se dovesse essere necessario. E voglio che tutti lo sappiano”.

Il Tavolo che non c’è

Putin ha inoltre aggiunto che le modalità attraverso le quali Mosca reagirà sono già state decise e che la Federazione sta resistendo alle sanzioni.  Credo si tratti di un nuovo implicito riferimento all’uso di armi nucleari. Tuttavia, come riportato anche su Domino da George Friedman, questa minaccia sembra essere la mossa disperata di un leader che perde potere ogni giorno che la guerra si protrae. Putin è disposto a morire piuttosto che arrendersi, ma sa che un conflitto nucleare causerebbe la morte delle persone che ama e della cosa che ama più di tutte, la Federazione Russa. Oltre a Putin queste conseguenze sono chiare anche a tutti i gradi militari coinvolti nelle eventuali operazioni che portano a questo tipo di attacco. Il leader del Cremlino si fida di poche persone, “il tavolo” è un simbolo di questo suo timore. Fondata o meno che sia questa sua paura, trovo molto difficile che un esercito ed un’intelligence apparsi molto più impreparati di quanto lo stesso Putin pensava, possano rimanere compatti di fronte ad uno sforzo di questo tipo.

Colpire i leader attraverso l’opinione pubblica

Evidentemente, queste minacce gli sono più che altro utili sul piano negoziale, le opinioni pubbliche sono molto sensibili a questo tema e potrebbero così spingere i loro leader europei e statunitensi ad aprire un serio tavolo di trattative. Quest’ultime sembrano infatti essere bloccate in questo momento, l’Ucraina e suoi alleati somigliano trovarsi in una posizione di vantaggio che non avevano all’inizio del conflitto. Se così dovesse essere, la guerra continuerà fino a quando non avranno raggiunto un risultato soddisfacente sul piano militare, indebolendo in maniera potenzialmente definitiva il potere di Putin a costo di avere un più alto numero di morti e un grado di distruzione del territorio e dell’economia con cui l’Ucraina e i suoi alleati dovranno prima o poi fare i conti.

Razionalità e paura

Questo schema, tuttavia, sembra ricordare la fase antecedente all’invasione, quando la maggioranza degli analisti era scettica riguardo la possibilità di un attacco russo. Esattamente come riportato sopra si faceva costante riferimento alle conseguenze devastanti di un’invasione per Putin e per la Russia, cercando di prevedere gli eventi su base razionale. Quest’ultima però si è rivelata un’analisi limitata dal punto di vista storico, i leader per quanto frutto delle loro società, in queste fasi si sentono investiti di un potere divino e possono disertare quella che è la narrativa interna al paese. Se poi aggiungiamo il dato secondo cui Putin in questo momento sembrerebbe trovarsi solo, spaventato e arrabbiato per gli scarsi risultati ottenuti sul campo non possiamo non temere scelte irrazionali e devastanti come quella paventata ieri sera di fronte al parlamento. Specialmente se ad essere usate dovessero essere le così dette armi nucleari tattiche, di potenziale ridotto rispetto a quelle classiche ma che potrebbero essere l’extrema ratio per ottenere una vittoria che salvi la faccia del leader e della sua “operazione militare speciale”.


Un articolo di Alessandro Migliorati, con supervisione di Simone D'Angelo.

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