Giovedì 19 maggio Joe Biden è partito per la visita in Asia, dove incontrerà i Primi Ministri di Giappone e Corea del Sud. I temi in agenda sono la gestione da parte di Pechino dell’epidemia di Covid19, con i prolungati lockdown che potrebbero portare ad una recessione globale, la salvaguardia della libertà di navigazione nei mari asiatici, la sicurezza di Taiwan e le preoccupazioni legate alla Corea del Nord.
La conferenza stampa a cui hanno partecipato i Presidenti Biden e Yoon ci ha riportati al tempo del Pivot to Asia del Presidente Obama, mossa strategica con cui l’establishment americano riconosceva che i propri interessi e la difesa dello status di superpotenza risiedevano - e risiedono- ad est del mondo. I temi toccati dai Presidenti spaziano dalla crisi sanitaria legata all’epidemia di Covid19 alle crisi climatica, passando per la denuclearizzazione della penisola coreana, le perturbazioni economiche e la sfida alla democrazia, e sono cruciali al mantenimento del primato economico e la salvaguardia della sicurezza dei due Paesi.
Il ruolo di Seoul come partner di primaria importanza è stato più volte sottolineato durante la conferenza. I due Paesi sono legati da un'alleanza che dura da quasi settant’anni, nata sui campi di battaglia della guerra di Corea e rafforzata dall’impegno comune nel perseguire pace, benessere e sicurezza per i loro popoli e oggi pilastro della prosperità regionale. Se l’amministrazione Trump aveva portato alcuni a dubitare della solidità di questa alleanza, per il Presidente Biden non ci sono dubbi: l’alleanza non è in discussione - come già ribadito durante la visita fatta il 17 marzo 2021 - , ma è resa più salda dalla visione comune per il futuro.
Non solo di pane, ma anche di semiconduttori vivono le economie: questi microchip, fondamentali per il funzionamento di telefoni, PC, tecnologia 5g, intelligenza artificiale e Performance Technology, sono oggetto di accesa competizione tra Pechino e Washington,- nonché il bene più importante portata in dote da Taiwan. I semiconduttori sono per le economie avanzate ciò che il grano è in cucina: un elemento irrinunciabile- Senza grano non abbiamo pasta, pane e pizza, e senza microchip possiamo dire addio alle meraviglie tecnologiche del mondo moderno. La crisi pandemica aveva già evidenziato le debolezze del sistema logistico, ma la crisi ucraina le ha gettate sotto i riflettori. Torniamo al paragone tra grano e semiconduttori: il conflitto ha causato una riduzione degli export di mais e grano, comportando un aumento dei prezzi stimato intorno al 30% che si somma agli aumenti già avvenuti a causa della pandemia da Covid19 e mettono ulteriormente a rischio la sicurezza alimentare di tutti quei Paesi che dipendono dagli import di cibo. Se sostituiamo sicurezza alimentare con sicurezza tecnologica, la portata del rischio che incombe su Washington diventa chiara.
A far temere
per l'efficienza delle catene logistiche sono la malagestione delle infezioni
da Covid e gli attacchi alla libertà di navigazione. In entrambi i casi il
riferimento a Pechino è voluto e non immaginario: il lockdown prolungato nella
sola Shanghai ha causato rallentamenti negli approvvigionamenti su scala
mondiale e i suoi effetti si sono ripercossi sulle altre economie. Un
eccellente esempio è proprio la Corea del Sud, di cui Pechino è il partner
commerciale principale, che ad aprile ha registrato una crescita dell'export
nettamente inferiore alle aspettative.
Mentre Pechino sembra faticare a gestire quelli che Kevin Rudd ha definito “venti contrari" all’economia
cinese, le sue mosse influenzano tutte le economie che dipendono dal commercio
con la Cina e dai suoi porti.
Il secondo ostacolo all’ efficienza delle catene di approvvigionamento sono le minacce alla libertà di navigazione, pilastro del commercio mondiale - e del potere statunitense. I tentativi cinesi di ottenere il controllo de facto dei territori contesi con Filippine, Giappone, Vietnam e Filippine sono vissuti con sempre più apprensione dagli alleati di Washington che, pur essendo partner commerciali di Pechino, non vogliono trovarsi in una situazione di schiacciante inferiorità dove la loro possibilità di navigare verso e commerciare con altri Paesi dipende dalla benevolenza cinese nel consentire loro il passaggio. Giusto sabato 21 maggio il Primo Ministro Fumio Kishida definiva “inaccettabili” i tentativi cinesi di controllare il mare cinese orientale e ha annunciato di aver inviato un reclamo ufficiale tramite canali diplomatici. La questione è stata discussa anche dai Presidente Biden e Yoon, che concordano sulla necessità di creare un ordine regionale basato sullo stato di diritto e su regole condivise.
Come convincere il mondo che il lato vincente della storia è quello americano? Biden punta su vaccini e crescita economica. Durante la conferenza stampa il Presidente ha affermato che per quest’anno si prevede che l’economia americana cresca più di quella cinese e ha accennato al rilancio del TTP, l’accordo di scambio economico negoziato ancora durante la presidenza di Obama.
Il Presidente Biden è stato avaro di dettagli sul possibile ritorno sulle scene
del TTP, ma non ha lesinato informazioni sulla cooperazione in ambito
sanitario. La collaborazione tra i due Paesi si era intensificata agli inizi
dell’epidemia, con la donazione di fornitura mediche critiche da parte di
Seoul e in seguito con gli sforzi
congiunti per sviluppare nuovi metodi di screening più affidabili. Costruendo
sulle esperienze passate i due Paesi lanceranno la KORUS Partnership il cui
scopo è irrobustire le capacità di ricerca e produzione di vaccini, non solo
per domare eventuali picchi di infezioni da Covid ma anche per reagire prontamente a nuove
epidemie. Ammirabile è il tempismo con cui viene annunciata questa
collaborazione: mentre a nord del trentottesimo parallelo si è abbattuta la
tempesta del Covid19, che dopo due anni ha penetrato l’impenetrabile fortezza
nordcoreana, l’impreparazione di
Pyongyang fa temere che la crisi sanitaria possa allargarsi al di fuori dei
confini del Paese. Biden e Yoon si impegnano ad assicurare ulteriori garanzie
alla salute dei loro popoli e non escludono la possibilità di inviare aiuti
sanitari in Corea del Nord, ma per ora il Paese sembra deciso a non accettare
aiuto dall’esterno. Questione di Juche,
di autarchia, ma non solo: c’è il timore che gli aiuti siano legati all’impegno
nel demilitarizzare la penisola nordcoreana, altro punto su cui i Presidenti
Yoon e Biden si trovano d’accordo. Nel vuoto di proposte su come raggiungere
questo obiettivo, qualcuno potrebbe ipotizzare che l’invio di aiuti potrebbe
aprire un canale di dialogo con Pyongyang e renderla più acquiescente nei
confronti delle richieste occidentali. Quasi sicuramente la leadership
nordcoreana leggerebbe eventuali offerte di vaccini e medicinali in
quest’ottica: il regime è ossessionato dal garantire la propria sopravvivenza e
vede nell’atomica la migliore possibilità di garantirla.
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