Martedì 17 maggio Shanghai ha
raggiunto il terzo giorno successivo senza nuovi contagi in quindici dei suoi
sedici distretti, ottenendo così l’agognato titolo di città “Covid free” e il
biglietto per un possibile ritorno alla normalità. Il processo avverrà
gradualmente, con gli spostamenti limitati fino al 21 maggio e, se tra il 22 e
il 31 dello stesso le infezioni continueranno a scendere, comincerà la fase di
normalizzazione. Nonostante i nuovi casi di Covid19 scoperti venerdì 20 maggio in due distretti, prontamente rimessi in
quarantena, il governo sembra non aver intenzione di fermare la transizione
verso la normalità, o almeno un simulacro di essa.
La tabella di marcia verso la vita com’era prima è stata pubblicata lunedì 16 e si compone di tre macro aree, trasporti, lavoro e istruzione.
I trasporti privati in auto di
proprietà e taxi sono stati riammessi il giorno stesso della pubblicazione
della roadmap nei distretti più esterni dove il numero di contagiati era
azzerato, mentre i trasporti pubblici saranno nuovamente disponibili dal 22
maggio. Nel lasso di tempo tra queste due date riprenderanno a funzionare i
trasporti aerei e su rotaia. Per quel che riguarda le scuole, la priorità per
il ritorno in classe è stata data agli studenti che devono sostenere gli esami
di ammissione al liceo e all’università, mentre non ci sono ancora notizie su
asili nidi, scuole materne e centri diurni dedicati ai bambini. Quanto alle
aziende, sono state pubblicate due white list contenenti i nomi delle duemila
ditte a cui è permesso tornare al lavoro - tutte aziende operanti nel settore
della logistica e della produzione industriale, fondamentali per tamponare i
danni apportati all’economia da questa chiusura. Agli appartenenti ad altri
settori è chiesto un ultimo sforzo e continueranno a lavorare da casa, ma
possono recarsi in farmacia e al supermercato - aperti già da lunedì 16 - e,
nel prossimo futuro, anche al mercato e dal parrucchiere. Nessuna apertura in
vista per cinema, piscine e palestre.
Economia, epidemia e guerra
Il focus principale delle misure è la ripresa economica, per arginare gli effetti negativi della chiusura di aprile sulla crescita nazionale che hanno spinto il Fondo Monetario Internazionale ad aggiustare le previsioni per la crescita cinese, abbassando il rating dal 4,8 di gennaio 2022 al 4,4 di aprile e allontanandosi ulteriormente dalle aspettative di Pechino, che stimava una crescita del 5,5%. Non sono solo i focolai di Covid interni al Paese che minacciano la performance economica: in uno scenario apocalittico, se Pyongyang perdesse il controllo e ci fosse un esodo di massa dal Paese, l’epidemia di Covid19 potrebbe dilagare al di fuori dei confini e arrivare in Cina, creando ulteriori focolari che travolgerebbero il sistema sanitario cinese.
Non meno importanti sono le conseguenze della guerra in Ucraina. Le sanzioni economiche hanno avuto l’effetto di far aumentare il prezzo del petrolio, che ha poi subito ulteriori rincari durante il lockdown e le conseguenti chiusure dei porti e degli hub logistici, e si stima che la spesa cinese per gli import di energia sarà di 100 miliardi di dollari.
Il prezzo del petrolio importato cresce, ma i prezzi di vendita non crescono allo stesso modo e la capacità di lavoro delle aziende di raffinazione rimane inalterata, facendo temere ai produttori possibili perdite economiche. Anche la produzione di elettricità è suscettibile agli aumenti dei prezzi dell’energia: i generatori di corrente consumano gas e petrolio che vengono acquistati a prezzi superiori a quelli di vendita del prodotto finale e lavorano in perdita. Se il governo non permetterà ai prezzi di alzarsi al di sopra dei livelli calmierati, il settore dovrà o lavorare in perdita o ricevere aiuti a fondo perduto dal governo.
Nonostante la riduzione nelle previsioni e gli aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche, che la Repubblica Popolare Cinese è costretta ad importare, la crescita dell’economia cinese non è ancora fatalmente compromessa: dati alla mano, il primo trimestre del 2022 ha registrato una crescita rispetto al 2021,con l’export cresciuto di 12.5 miliardi e il volume di commercio con l’estero superiore a quello di aprile dell’anno precedente, nonostante la perdita del 14,7% avuta durante la chiusura. Le sfide sono numerose, le previsioni sono tante quante antitetiche, ma Pechino non è ancora sconfitta e la partita è tutta da giocare.
Un articolo di Chiara Masotto, con supervisione di Simone D'Angelo.
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