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Svezia e Finlandia si stringono alla NATO

 


Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in conferenza stampa, fa un passo avanti sull'ipotesi di un ingresso nell'Alleanza dei due Paesi scandinavi, parlando di "processo veloce" per il loro ingresso. La Russia non ci sta ed aveva già risposto duramente a questa ipotesi.

La Svezia e la Finlandia nella loro storia anno sempre avuto una certa neutralità nella politica estera. La giustificazione di tale scelta è la vantaggiosa posizione geografica (una penisola che confina per terra solo con Norvegia e Finlandia a nord, e con il mar Baltico a sud), ed una bassissima possibilità di entrare in guerra in territorio straniero. Il forte sentimento democratico del popolo e della classe dirigente svedese hanno fatto in modo di avere un approccio neutrale alla politica estera e di non aderire a nessuna delle ideologie che si scontrarono durante la Guerra Fredda.

La Finlandia, invece, per quanto avesse ereditato dal lungo dominio svedese molte delle sue pratiche politiche (compresa la neutralità in politica estera), ha anche una storia recente legata alla Russia, infatti nell’ultimo secolo sono stati un Ducato dell’Impero Russo, e fu soltanto dopo la Rivoluzione di Ottobre che i bolscevichi dichiararono l’indipendenza della Finlandia. Tantomeno il Governo Finlandese decise nel 1950 di non accettare gli aiuti derivanti dal Piano Marshall, e non partecipò all’attività dell’Organizzazione europea, per non creare scompiglio con la vicina Russia. Fu solo conseguentemente alla caduta dell’Unione Sovietica che la Svezia e la Finlandia decisero di entrare nell’Unione Europea (1995) e dare uno strappo alla rigida politica di neutralità e non-allineamento applicata fino ad allora.

La guerra in Ucraina ha convinto Finlandia e Svezia ad entrare nella Nato?

L’invasione russa dell’Ucraina, ritenuta dal Cremlino “necessaria” per difendersi dalla Nato, continua a spingere i Paesi neutrali verso l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti.

A differenza che nelle precedenti guerre del Cremlino, contro la Georgia nel 2008 e contro la stessa Ucraina nel 2014, questa volta l’Unione europea e la Nato hanno agito in sintonia e con determinazione. La prima ha sanzionato economicamente la Russia di Vladimir Putin e ha fornito armi all’Ucraina, la seconda ha potenziato il fronte orientale della sua alleanza, fornendo anche supporto militare all’esercito di Kiev. Svezia e Finlandia, entrambi Paesi membri dell’Ue e partner della Nato, si sono allineati con l’Occidente nella condanna e nel contrasto dell’invasione. Una condotta che ha spinto Mosca a un atteggiamento aggressivo verso i Paesi nordici che, paradossalmente, ha rafforzato la loro tentazione di abbandonare la neutralità per trovare protezione sotto ‘La Nato’.

La Russia ha ripetutamente messo in guardia entrambi i Paesi sulle “conseguenze imprevedibili” della loro eventuale adesione alla Nato. Il Cremlino ha già affermato che, qualora i due Paesi dovessero entrare nella Nato, sarebbe costretto a “ristabilire l'equilibrio militare” rafforzando le sue difese nel Mar Baltico, anche dispiegando armi nucleari.

Nonostante le minacce del Cremlino, anche il quotidiano finlandese Iltalehti ha riportato che Stoccolma avrebbe confermato che i due Paesi indicheranno la loro volontà di aderire alla Nato lo stesso giorno. 

Cremlino contro l’adesione

A parole la reazione russa è violenta. Il 14 aprile Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza nazionale, ha dichiarato che l’adesione di Svezia e Finlandia vanificherebbe la più volte prospettata creazione di un’area libera da armi nucleari nel Baltico. Medvedev ha anche minacciato “serie” conseguenze politico-militari. A “un tiro di sasso” da Finlandia e Svezia la Russia schiererebbe missili ipersonici, armi nucleari imbarcate e ciò creerebbe forti tensioni ai confini. Ma nel Baltico la tensione esiste da tempo. Il ministro della Difesa lituano Arvydas Anusauskas ha fatto notare che dal 2018 testate nucleari e sistemi Iskander (SS-26 Stone), con raggio d’azione di almeno di 500 chilometri, sono dislocati nell’exclave russa di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania. Territorio distante 500 chilometri da Berlino e 1.400 da Parigi e Londra. Putin ha però un’opzione convenzionale più credibile e immediata: potrebbe approfittare dei tempi non brevi della procedura di adesione per lanciare uno o più attacchi limitati, diretti ad acquisire il controllo di piccole porzioni di territorio finlandese o svedese. E’ ciò che fece nel 2008, reagendo all’ipotesi di ingresso della Georgia nella Nato. Se lo facesse di nuovo la Nato non potrebbe che congelare le adesioni. Nell’Alleanza vige infatti la regola tacita per cui non viene ammesso un paese impegnato in un conflitto armato, per evitare che scatti il disposto dell’art. 5 del Trattato sull’obbligo di difesa collettiva. Una regola che di fatto ha tenuto dormiente per lunghi anni la stessa richiesta di adesione dell’Ucraina. Certo, l’art. 42.7 del Trattato dell’Ue prevede che ove un membro sia vittima di aggressione gli altri debbano intervenire in sua difesa. Ben più credibile garanzia di sicurezza per la Finlandia, più esposta alla minaccia, è però un’altra. 

  
Tre delle quattro brigate russe schierate in prossimità del semideserto confine finlandese di oltre 1.300 chilometri, la 200a fucilieri meccanizzata e la 61a marines nella regione artica e la 138a meccanizzata nell’istmo di Carelia, risultano inviate e impegnate pressoché per intero in Ucraina. L’80a, schierata al centro, pare essere invece in via di costituzione e non ha prontezza operativa. A un eventuale tentativo di colpo di mano convenzionale russo si opporrebbero il piccolo (16.000 unità) ma addestrato, motivato e ben armato esercito finlandese, una riserva forte di 280.000 uomini, fiore all’occhiello nazionale, e quasi 700 tra pezzi e sistemi di artiglieria. L’orso russo è pericoloso perché ferito, il suo ruglio nucleare. Nei giorni Scorsi Svezia e Danimarca hanno denunciato la violazione del proprio spazio aereo da parte di un aereo militare russo. La violazione, avvenuta nella notte, avrebbe coinvolto un velivolo da ricognizione delle Forze armate di Mosca. Durante l’intrusione Stoccolma ha fatto decollare i propri intercettori, mentre Copenaghen ha successivamente convocato l’ambasciatore russo per protestare formalmente. Al di là del fatto in sé, a preoccupare è la minaccia che Mosca rivolge ai Paesi scandinavi, dopo che Svezia e Finlandia hanno dichiarato la propria intenzione di unirsi all’Alleanza Atlantica. Ad Airpress fa il punto l’ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation e già vicesegretario generale della Nato. Atti come quello dello sconfinamento raramente sono eventi casuali, soprattutto in un momento di tensione come questo. Da una parte, la Svezia ha dimostrato la propria intenzione ad aderire alla Nato, dall’altra, la Danimarca è un Paese fondatore, perfettamente allineato alle posizioni dell’Alleanza Atlantica, avendo espresso anche lo scorso segretario generale, Anders Rasmussen. Sicuramente da parte russa c’è stata la volontà di mandare un segnale, come a dire che Stoccolma e Copenaghen non possono pensare di essere al di fuori del raggio d’azione di Mosca. Dal punto di vista della sicurezza, non stiamo parlando di un atto particolarmente pericoloso di per sé. La Russia ha la capacità tecnica di entrare nello spazio aereo, e una piccola incursione non in profondità non va esagerata troppo. Tuttavia è certamente una dimostrazione di forza e un segnale di contrarietà, se vogliamo, alla direzione assunta dalla Svezia.


Un articolo di Luigi Billeci, con supervisione di Simone D'Angelo.


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