Il prossimo 19 Giugno si terrà il ballottaggio per l’elezione del presidente colombiano. A sfidarsi saranno il candidato della sinistra Gustavo Petro, forte del 40% ottenuto al primo turno, e l’indipendente Rodolfo Hernandez. I sondaggi rivelano il vantaggio dell’ex guerrigliero sul contendente, la sua elezione sarebbe un evento senza precedenti nella storia colombiana in quanto egli diverrebbe la prima personalità di sinistra ad ottenere la massima carica politica del paese.
Dalla Guerriglia alla Politica
Gustavo Francisco Petro Urruego nasce il 19 Aprile 1960 a Ciénaga de Oro, lungo la costa caraibica della Colombia. Sin da adolescente si appassiona alla politica, orientandosi verso vedute socialiste. Il fiammifero che infuoca l’animo ed indirizza le idee politiche del giovane Petro è il colpo di stato ad opera del generale cileno Augusto Pinochet che provocò la destituzione del leader socialista Salvador Allende. Questo evento lo spinge tra le braccia della guerriglia, aderendo, alla tenera età di 17 anni, alla M-19 (Movimiento 19 de Abril), nella quale però svolge unicamente mansioni che non comportavano l’utilizzo delle armi, assumendo un ruolo puramente organizzativo, confinandosi pertanto in una militanza non violenta. Nel 1985 viene catturato dall’esercito e successivamente dichiara di aver subito torture, prima di spendere i due anni successivi in carcere con l’imputazione di detenzione illegale di un’arma da fuoco.
Nel 1990 viene liberato a seguito di un’accordo di pace firmato con il governo centrale; inizia così la sua seconda militanza, quella politica (entro i limiti della legalità). Nello stesso anno l’organizzazione insurrezionale si scioglie e dalle sue ceneri sorge il partito Alianza Democrática M-19, che sostanzialmente trasferisce in parlamento gli ideali della preesistente guerriglia; ad esso aderisce lo stesso Petro. Nel 2002 viene eletto deputato e durante la sua attività alla Camera dei Rappresentanti guadagna il titolo di “Miglior Deputato”. Nel 2006 viene eletto senatore sotto il vessillo del PDA (Polo Democratico Alternativo) e nel corso del suo (secondo) operato politico si scaglia veementemente contro il fenomeno da lui definito con il termine parapolitica: la fitta rete di legami che nel corso degli anni si sono formati tra paramilitarismo e politica; i due schieramenti condividono, non nella totalità dei casi, l’avversione alla guerriglia politica. La caratura delle personalità scalfite da Petro nella sua accusa è elevatissima, giungendo sino a denunciare l’allora capo di Stato Álvaro Uribe Vélez, insinuando una sua affiliazione a questo sistema corrotto; il medellinense, messo alle strette dal senatore, ha confessato di aver ricevuto fondi Enilse López, la quale intesseva rapporti molto stretti con le AUC (Autodefensas Unidas de Colombia). Nel 2010 affronta la prima campagna presidenziale concludendo al quarto posto.
Il 2011 è l’anno della svolta per Petro, il quale viene eletto sindaco di Bogotá, titolo di enorme rilevanza a livello nazionale. A seguito di incomprensioni con i leader del partito fonda il Movimiento Progresistas, con il quale porta a termine la campagna capitolina. Nel corso del mandato si scontra veementemente con la criminalità organizzata introducendo il divieto di portare con se armi da fuoco ed effettuando regolari interventi in uno dei quartieri più malfamati del città, non per altre ragioni definito “el Bronx”. Petro si dimostra estremamente sensibile alle questioni sociali promuovendo l’istituzione del Centro di Cittadinanza LGBTI, del Segretariato delle Donne e di 49 centri specializzati dediti all’assistenza all’aborto, ma anche di una serie di Centri di assistenza mobile per i tossicodipendenti (Camad). A seguito della malagestione dei rifiuti la procura aveva optato per la destituzione del sindaco in carica; la sanzione, nella sua interezza, non permetteva inoltre a Petro di ricoprire qualsiasi altra carica istituzionale entro 15 anni dalla ratifica della pena. Dopo una serie di potreste di piazza Petro è tornato a sedersi glorioso sulla poltrona più importante della capitale, supportato dal popolo ma sgradito dal potere centrale.
Nel 2018 si ricandida per le presidenziali, sogno svanito a causa del trionfo, al secondo turno, dell’attuale Capo di Governo Ivan Duque Marquez.
Da 4 anni ad oggi il paese ha
cambiato volto, stremato da continue proteste sociali che dimostrano il
malcontento, in particolare, dei giovani. Quest’ultime invocano a gran voce
riforme sociali ed economiche ed esortano il governo ad attivarsi in ambito
politico per concretizzare le richieste popolari. In una nazione dove la destra
è ininterrottamente al potere de decenni, queste complesse condizioni sociali
potrebbero spianare la strada all’ascesa di una sinistra progressista ed
egualitaria, che cela d’altro canto un autoritarismo castrochavista condito da manie
di protagonismo.
Il programma di Petro si articola lungo tre linee direttrici: riformismo, progressismo ed ecosostenibilità. Uno dei punti cruciali è indubbiamente rappresentato della riforma agraria, tematica che prontamente riemerge in periodo elettorale e che rappresenta la massima richiesta cittadina dai tempi della Violencia; altre riforme proposte sono quella fiscale e sanitaria. Con essa Petro intende privare il narcotraffico di un numero smisurato di ettari di terreno agricolo, diminuendo esponenzialmente la produzione di sostanze stupefacenti. Nel settore ambientale viene proposta una prospettiva green, con la chiusura allo sfruttamento dei combustibili fossili e l’apertura ad un sostentamento energetico ecosostenibile. Sul piano sociale Petro fa del progressismo la sua arma principale, mostrandosi favorevole a riformare l’assetto giuridico per aumentare i diritti del gentil sesso ed integrare maggiormente la comunità arcobalenonel complesso sociale. Numerosi saranno, qualora verrà eletto, gli investimenti da affrontare, che riguarderanno: istruzione, ricerca e la messa a punto di una rete ferroviaria che attraversi efficacemente il paese. Altro tema fondamentale, oltre alla riforma agraria, è la pacificazione con l’ultimo gruppo guerrigliero attivo in Colombia: l’ELN (Ejército de Liberación Nacional). L’aspirante presidente si è dichiarato disposto ad un colloquio con i leader guerriglieri, con la finalità di porre fine alle violenze che infestano il paese da decenni.
L'asse nella manica: Francia Marquez
Scelta vincente, secondo i sondaggi, e quella della vicepresidente Francia Marquez. L’attivista afrocolombiana per i diritti delle donne nere sarebbe, secondo molti, la scelta vincente del candidata presidente, capace di attirare giovani e oppressi. Francia incarna il concetto del riscatto sociale. Nasce in una piccola comunità indigena abitata dai discendenti degli schiavi africani nel Dipartimento di Cauca, e sin dall’età di tredici anni si attiva in ambito ambientale, opponendosi alla deviazione del fiume Ovejas verso la diga Salvajina. Nel 2018 riceve un’importantissimo premio denominato Premio Goldman, ottenuto grazie ai suoi sforzi nel combattere l’attività di miniere d’oro illegali.
Petro possiede tutte le carte in regola per ambire alla poltrona presidenziale e stravolgere completamente l’assetto politico del paese. Come si suol dire “non c’è due senza tre” e molto probabilmente il terzo tentativo sarà quello vincente. L’interrogativo sulla (eventuale) condotta politica del leader del Pacto Historico si divide ad un bivio: sarà una rivoluzione progressista in ambito sociale ed una rinascita economica, o si ricadrà in un autoritarismo politico, dettato dalla sua personalità, ed una riforma economica fallimentare di stampo chavista?
Un articolo di Matteo Michetti, con supervisione di Simone D'Angelo.

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