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Conflitti dimenticati: La Libia divisa tra due governi




Dalla morte di Gheddafi la Libia vive in uno stato di instabilità e frammentazione politica.

Dal 2014 al 2021 il governo di unità nazionale, frutto della medizione ONU, si è basato a Tripoli.  Compito di questo governo sarebbe dovuto essere quello di preparare il paese alle elezioni su cui basare la legittimità delle istituzioni governative ed aprire nuova fase di stabilità. Ma oggi sono riemerse tensioni tra le diverse fazioni e nessuno all’interno del parlamento dimostra un reale interesse nel promuovere le elezioni quanto a preservare il proprio status quo.

Il Libyan Political Dialogue Forum (Lpdf) aveva eletto Abdul Hamid Dbeibah come primo ministro del Governo di Unità Nazionale (Gnu), ma lo scorso 1° febbraio la Camera dei Rappresentanti libica, con sede a Tobruk, ha votato per un nuovo primo ministro in sostituzione di Dbeibah, il cui mandato è stato ritenuto scaduto, almeno dal parlamento cirenaico, il 24 dicembre scorso. L’incarico è stato affidato a Fathi Bashagha. La Camera dei Rappresentanti di Tobruk, eleggendo un nuovo governo senza consenso di Tripoli, ha compiuto un azzardo che potrebbe costare molto alla nazione. Le tensioni, infatti, con il trascorrere delle settimane, non fanno che acuirsi tanto da far ipotizzare anche nuovi scontri armati. 

Nello scorso mese di marzo, Bashagha ha fatto di tutto, non senza difficoltà, per ottenere maggiore legittimità, cercando di offuscare il ruolo del Governo di unità nazionale di Dbeibah.

Dbeibah ha attuato una efficace azione comunicativa, cercando di promuovere un’immagine di sé estremamente operativa e rispettosa delle istituzioni. Nelle scorse settimane, incurante del nuovo governo, il Gnu ha compiuto un passo verso il decentramento amministrativo, dividendo il paese in 18 province. A livello economico, il governo Dbeibah è stato molto attivo nelle relazioni internazionali, così dimostra la missione del governatore della Banca centrale della Libia (Cbl) Saddiq al-Kabir che si è recato a Washington per promuovere la Libia quale destinazione commerciale per le aziende statunitensi.

È però importante ricordare che le ultime elezioni per il parlamento libico si sono svolte nel 2014 e il governo di Dbeibah sulla carta è scaduto il 24 dicembre 2021. Esiste dunque un reale problema di legittimazione del governo supportato dalla comunità internazionale.

Nel contesto dell’attuale stallo governativo tra Dbeibah e Bashagha, il generale Haftar ha colto l’opportunità per stabilire la propria influenza sul nuovo governo e sulle finanze libiche, favorendo la nomina di suoi uomini in posizioni chiave, in particolare nel ministero delle Finanze e della Pianificazione.

Inoltre il tema dei ripetuti blocchi alla produzione petrolifera, che continuano da anni, aggrava la tensione. La National Oil Corporation ha dichiarato la forza maggiore sulle esportazioni dai porti di Mellitah, Zueitina, Zawiyya e Brega, oltre che Hariga, e sulla produzione dai campi petroliferi di al-Feel e Sharara. La produzione è crollata a 600.000 barili al giorno, circa la metà di ciò che si produce a pieno regime. Le chiusure degli impianti, imposte da gruppi tribali di diversa ispirazione della Libia orientale e meridionale, rappresentano un messaggio e uno strumento di pressione affinché Dbeibah accetti di passare le consegne a Bashagha e il presidente della Noc, Mustafa Sanallah, si dimetta.

Questi blocchi della produzione petrolifera minano la capacità del Gnu di accedere ai fondi di cui ha bisogno per garantire la sua posizione a Tripoli, oltre a facilitare la rimozione di Dbeibah. Ciò permetterebbe ad Haftar di entrare, finalmente, nella capitale.

La mediazione della comunità internazionale si dimostra oggi incapace di trovare un compromesso tra le due fazioni. Si apre nuova fase di incertezza per la Libia, un incertezza che agevola la nuova ascesa di gruppi armati che nel contesto libico sono sempre più uno strumento politico che influenza il governo costituito.


Un articolo di Emma Giacomello, con supervisione di Simone D'Angelo.

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