Il conflitto siriano ha causato 500
mila morti, 20 milioni sfollati interni, 6 milioni di sfollati all’estero che
non intendono ritornare nel paese molti dei quali vivono in condizioni di
precarietà nei confinanti Libano e Turchia. In Libano oggi vengono ospitati 1
milione di sfollati siriani e la crisi economica del paese rende l’integrazione
impossibile, accrescendo la tensione tra libanesi e siriani che vengono ghettizzati
ai margini delle grandi città.
Bashar Al-Assad ha recuperato quasi completamente il
controllo del paese dopo essere stato rieletto durante le presidenziali del 26
maggio 2021. Nonostante non vi fosse una reale opposizione politica l’opinione
pubblica ha accolto il vecchio dittatore percepito come unico leader in capace
di riportare l’ordine nel paese. Il nuovo governo di Damasco ha promesso un’amnistia
ma molti rifugiati non intendono comunque ritornare nel paese per paura di
ritorsioni.
Nonostante il conflitto armato si
sia placato, le milizie sciite siano state confinate e la minaccia di uno stato
islamico sia stato scongiurato la situazione politica ed economica del paese
rimane difficile. La ricostruzione del paese oggi è un obiettivo arduo che
spetta in primis al governo di Assad ma anche alla comunità internazionale. In
particolare alle grandi potenze quali Russia, Turchia e Francia che sono
intervenute attivamente durante il conflitto, non sempre favorendo il ritorno
della pace nel paese.
Particolarmente significativo è
stato riguardo l’aiuto dei rifugiati siriani lo ha avuto la Turchia, in virtù
della “fratellanza musulmana”. Ma l’attuale crisi economica che ha travolto la
Turchia e l’inflazione che sfiora il 70% ha distolto il governo di Erdogan
dall’aiuto alla Siria e ai siriani.
Il rapporto dell’occidente con Assad condiziona inevitabilmente gli interventi umanitari di cui necessitano i 20 milioni di sfollati all’interno del paese. Oggi in Europa si discute di un piano straordinario, l’Healty Ricovery, che punta a convogliare gli aiuti non solo per l’emergenza umanitaria in corso ma per la ricostruzione del paese nonostante la situazione politica corrente e il rapporto dell’occidente con il governo di Assad. La domanda che l’occidente si pone è se finanziare la Siria implichi finanziare il governo di Assad aiutandolo a consolidarsi a guida del paese.
Riguardo gli interventi statunitensi l’amministrazione Biden ha mantenuto il Ceasar Syria Protection Act già stipulato da Trump, volto a sanzionare il governo di Assad isolandolo economicamente. La direttiva statunitense vuole sanzionare economicamente il governo senza vessare ulteriormente la popolazione, ciò ad esempio favorendo l’azione delle ONG sul territorio. Ma è chiaramente una politica volta in primo luogo a rovesciare nuovamente il governo di Assad, rischiando di portare il paese al collasso e mettere la popolazione a rischio di una nuova guerra civile.
Un articolo di Emma Giacomello, con supervisione di Simone D'Angelo.
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