Passa ai contenuti principali

Hong Kong: anno zero




Nozze d’argento per
  Hong Kong e Pechino, che il primo luglio hanno celebrato venticinque anni dalla restituzione dell ex colonia britannica alla Repubblica Popolare Cinese, la cui integrazione con il mainland doveva essere mediata dalla formula “Un Paese due sistemi”, che avrebbe garantito al Porto Profumato autonomia, indipendenza giudiziaria e diritti umani individuali almeno fino al 2047. “La formula di governo Un Paese due sistemi è qui per restare", dice Xi Jinping, che aggiunge “la vera democrazia qui è iniziata venticinque anni fa, con la restituzione [di Hong Kong] alla Cina”

Boris Johnson si è permesso di dissentire e nell’anniversario della restituzione ha invitato Pechino ad onorare le promesse fatte venticinque anni fa, promesse tradite in particolar modo dalla legge sulla sicurezza nazionale ratificata nel 2020 per sedare le proteste che infuriavano nella città e  ha portato a numerosi arresti e allo scioglimento di Demosisto, il più famoso movimento per la democrazia di Hong Kong.

Breve cronistoria delle proteste

La prima, famosissima protesta per la democrazia è il Movimento degli Ombrelli del 2014, che deve il nome agli ombrelli usati dai manifestanti usavano per ripararsi dai gas lacrimogeni usati dalla polizia. La miccia che fece esplodere i 79 giorni di protesta fu la decisione del Comitato Permanente del Congresso Nazional Popolare della Repubblica Popolare Cinese di effettuare uno screening pre-selettivo dei candidati all’elezione del Chief Executive della regione autonoma nel 2017, in seguito a cui i manifestanti chiesero elezioni più trasparenti. L’eco delle proteste arrivò nelle università, dove gli studenti boicottarono le lezioni e comparvero manifesti in cui si chiedeva un “vero suffragio universale”, smantellando il sistema per cui la scelta delle più alte cariche su un Comitato Elettivo. Alle proteste parteciparono diversi movimenti, tra cui Scholarism, Occupy Central with Love and Peace, che aderivano al  principio di disobbedienza civile non violenta. Ci furono però disordini e atti vandalici quando membri del gruppo radicale Civic Passion fecero irruzione negli edifici del Consiglio Legislativo.  Dopo che la protesta si spense diversi gruppi di attivisti riferirono di essere vittima di atti persecutori simili a quelli subiti da altri attivisti nel Mainland cinese. La seconda ondata di proteste fu innescata dall introduzione di una nuova legge sull’estradizione che avrebbe permesso il trasferimento di criminali e sospettati a Macao e sul Mainland cinese, allora esclusi dall’applicazione delle leggi esistenti. I manifestanti espressero forti preoccupazioni in merito agli effetti dannosi della legge sulle salvaguardie esistenti nella regione autonoma e l’erosione dello stato di diritto, oltre che sull’economia. Migliaia di persone protestarono chiedendo le dimissioni di Carrie Lam, allora Chief Executive, e il 15 giugno 2019 il disegno di legge fu sospeso. Le manifestazioni continuarono I manifestanti non si fermarono lì e chiesero la sospensione della proposta, il rilascio e il perdono per i manifestanti arrestati, la rimozione dell’accusa di sommossa, che nella legge di Hong Kong prevede la pena massima di dieci anni e  il suffragio universale per l’elezione del consiglio Legislativo. 
Carrie Lam annunciò il ritiro della proposta ma si rifiutò di fare ulteriori concessioni. A porre fine alle proteste furono lo scoppio della pandemia di Covid19 e la ratifica della National Security Law, secondo la quale gli atti di protesta contro il governo cinese sono equiparati ad atti di terrorismo. Il suo promotore principale, John Lee, è stato eletto Chief Executive, la massima carica nel governo della regione autonoma, il 6 maggio di quest’anno, e ha rimpiazzato Carrie Albam il 1 luglio.

Quale futuro per Hong Kong?

John Lee, sessantaquattro anni, ha iniziato la sua carriera nelle forze di polizia e ha scalato la gerarchia fino a diventare Segretario per la Sicurezza, uno dei ruoli più importanti nel governo di Hong Kong. È salito agli onori della cronaca nel 2019 per il suo pugno di ferro nella gestione delle manifestazioni, per cui ha avuto il plauso di Pechino, e per il suo ruolo nell’implementazione della National Security Law, che ha portato all’arresto di più di 150 persone e alla fuga dei più importanti attivisti per la democrazia. Nel 2020 è stato sanzionato dagli Stati Uniti perché “complice nell’arresto, detenzione e persecuzione di individui”.  

Lee si è fatto beffe delle sanzioni, definendo gli Stati Uniti “un bullo”. Ferocemente leale al governo di Pechino, ha ricevuto a maggio il supporto ufficiale di Xi Jinping, che lo ha definito “un uomo risoluto, intraprendente e audace nell’assumersi responsabilità”

Unico candidato alle ultime elezioni, le prime in cui è stato permesso di partecipare solo ai “ veri patrioti”, ha ricevuto il 99% dei voti dai 1400 membri del  Comitato Elettivo.  Le reazioni a questa vittoria elettorale non si sono fatte attendere: Joseph Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, ha commentato negativamente questo risultato. Nel comunicato si legge che “ l’Unione Europea deplora questa violazione dei principi della democrazia è del pluralismo” in questa elezione che ha visto “ un’ulteriore riduzione dei seggi eletti direttamente dai cittadini” e “ una maggiore pressione nei confronti della società civile, che trova riscontro nello scioglimento della Hong Kong Confederation of Trade Unions, la Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China, il China Human Rights Lawyers Concern Group, la Hong Kong Professional Teachers’ Union, il  Civil Human Rights Front e la chiusura dell’ufficio di Amnesty International”. Borrell conclude che “ questa elezione, combinata con la pressione sulla società civile, è un ulteriore passo verso la distruzione della formula Un Paese Due Sistemi”. Simile il commento di Taiwan, dove il Presidente Su Tsen-chang ha commentato che “ la libertà è svanita da Hong Kong " e che “ il governo ha disatteso la promessa di cinquant’anni senza cambiamenti ”.

Lee sembra non essere turbato dalle reazioni alla sua elezione e si concentra su quanto promesso in campagna elettorale. Eredita una città economicamente provata dalla pandemia il cui status di hub finanziario internazionale si è incrinato e dove le disuguaglianze economiche crescono a velocità spericolata. Interverrà nel settore immobiliare, aumentando la disponibilità di alloggi in quello che è il mercato immobiliare più costoso al mondo, e si propone di creare un piano per la riapertura dei confini della città, anche se rimane incerto se terminerà l’obbligo di quarantena di sette giorni che ha frustrato il mondo imprenditoriale della città. Più certo è il piano per integrare Hong Kong con la regione del Guangdong nel solco del piano della Greater Bay area, che legherà la prosperità di Hong Kong a quella del Mainland. Conditio sine qua non per lo sviluppo economico è la stabilità e sicurezza della città, garantita dalle leggi sulla sicurezza che Lee promette di implementare.

Per Hong Kong si apre una nuova era: i Chief Executive precedenti cercavano, almeno teoricamente, di bilanciare  le richieste di Pechino con quelle dei cittadini. Questo limite teorico viene meno con Lee, palesemente uomo di Xi Jinping che implementerà quella che è la visione del governo centrale per la città. Il partito vuole esportare a Hong Kong quella che è stata la sua formula per il consenso nel resto della Cina: sviluppo economico, opportunità e riduzione delle disuguaglianze in cambio della acquiescenza nei confronti del governo centrale. Possiamo ipotizzare con una certa sicurezza ulteriori strette sulla società civile, che sarà ridotta al silenzio, mentre i crescenti legami con il resto della Cina legheranno a doppio mandato la prosperità economica al tacito consenso al governo centrale. I dissidenti che non saranno puniti dalla National Security Law vedranno le loro prospettive economiche incrinarsi, in un ricatto tra lotta per la  sopravvivenza e coscienza. Il caso già salito agli onori delle cronache è quello dello staff dell’Apple Daily, giornale chiuso dopo l’entrata in vigore della National Security Law il cui staff è stato o detenuto oppure costretto a lasciare il lavoro.  Emblematica l’assenza di marce il primo luglio di quest’anno, fortemente scoraggiate da ufficiali del governo. È il primo anno senza fiaccolate, realisticamente non sarà l’ultimo. Welcome to Hong Kong’s New Normal. 

Un articolo di Chiara Masotto, con supervisione di Simone D'Angelo.

Commenti

Post popolari in questo blog

210 miliardi di dubbi: l’UE e il dilemma dei fondi russi per l’Ucraina

Potrebbe sembrare una scena da film: un tesoro enorme, congelato. Nessuno può toccarlo, nessuno lo usa, eppure tanti ne parlano. In realtà non è una sceneggiatura hollywoodiana, ma quello che è successo veramente a Bruxelles, il 18–19 dicembre 2025 , quando i leader dell’Unione Europea si sono confrontati (e alla fine non hanno trovato un accordo, sia mai) sull’uso degli asset russi congelati per sostenere l’Ucraina nella sua guerra contro la Russia. Il “tesoro” che nessuno osa toccare Quella cifra, circa €210 miliardi di euro,  non sono denaro contante, ma risorse finanziarie immobilizzate dopo l’invasione russa del 2022 : titoli, obbligazioni e riserve della banca centrale russa che ora non possono essere mosse. La maggior parte è custodita in una grande infrastruttura belga chiamata Euroclear . Ecco il punto cruciale: per molti questa non è solo una questione di conti, ma di giustizia e responsabilità storica . Soldi congelati perché sono di uno Stato che ha invaso un altro St...

Cos’è il gruppo Wagner? Cosa succede in Russia?

Nelle ultime ore la situazione in Russia si sta aggravando sempre di più, oltre la lunga campagna in Ucraina, il famoso gruppo militare Wagner ha lanciato una rivolta contro i vertici di Mosca. La vicenda è ancora in pieno sviluppo, ma prima di trarre conclusione capiamo di cosa si tratta. Gruppo Wagner La compagnia "Wagner" è stata descritta spesso come un’organizzazione militare privata e come un gruppo paramilitare della Federazione Russa. Il gruppo è di proprietà di Evgenij Prigožin, un uomo d'affari con stretti legami con il presidente russo Vladimir Putin. Ufficialmente si tratta di un gruppo indipendente di mercenari privati che, come descritto nell’articolo “In Africa, Mystery Murders Put Spotlight on Kremlin’s Reach” , potrebbe avere legami diretti con il ministero della difesa russo. Il vantaggio ad avere il controllo indiretto su tale compagnia risiede nel non coinvolgere il governo in delle operazioni delicate, così da far agire gruppi indipendenti come W...

Estonia: rimossi i monumenti sovietici

"Il mio governo ha deciso di rimuovere i monumenti sovietici dagli spazi pubblici in tutta l'Estonia. In quanto simboli delle repressioni e dell'occupazione sovietica, sono diventati fonte di crescenti tensioni sociali: in questi momenti dobbiamo tenere al minimo il rischio per l'ordine pubblico". Così la premier estone Kaja Kallas spiega la decisione presa dal nuovo governo Kallas II . Il governo ha concordato che i monumenti comunisti negli spazi pubblici, incluso il famoso carro armato T-34 a Narva, saranno rimossi il prima possibile. Come ha riportato l'emittente Err, si stima che ci siano tra 200 e 400 monumenti sovietici in tutta l'Estonia. Il primo ministro ha affermato che quelli che si trovano su terreni privati dovranno essere rimossi dai loro proprietari. Su Twitter la premier afferma: "I monumenti di valore storico saranno spostati nei musei, ma non saranno demoliti", ha spiegato Kallas. "Cerchiamo di preservarli il più poss...