La ricerca strategica di
nuove vie del gas portò l’Europa verso i giacimenti del Caspio tramite il
gasdotto TANAP (Trans-Anatolian
Natural Gas Pipeline) ed all’uso massivo del GNL. La svolta si ebbe dal
2009 in avanti con la scoperta dei giacimenti Leviathan, Tamar ed Afrodite, che
fanno parte del cosiddetto “triangolo Energetico”, una vasta area del mar di
Levante fra Cipro ed Israele che conterrebbe circa 40 trilioni di piedi cubi di
gas naturale.
Il crescente bisogno di
gas da parte degli stati europei ha portato alla creazione del progetto
EastMed, un gasdotto lungo circa 1900 Km che collegherebbe i giacimenti
scoperti con l’Europa passando per Israele, Cipro, Grecia ed infine anche in
Italia. Il 2 gennaio 2020 è stato firmato ad Atene l'accordo per la costruzione
del gasdotto dai leader di Grecia, Cipro e Israele. Il presidente cipriota
Nikos Anastasiadis e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno
definito l'evento "storico". L'accordo include disposizioni per
garantire la sicurezza del gasdotto e un regime fiscale comune. Il governo
israeliano ha approvato l'accordo il 19 luglio 2020, consentendo al progetto di
andare avanti.
Nonostante le recenti
titubanze del governo americano riguardo il sostegno al progetto, dichiarandolo
non economicamente sostenibile, nuove scoperte in zona e nuove ostilità con la
Russia hanno convinto sempre più governi ad approvare l’ambizioso progetto
Eastmed. Il gasdotto potrebbe anche essere ulteriormente incrementato, data la
presenza dei giacimenti offshore nelle acque egiziane come il gigante Zohr,
scoperto dall’italiana Eni, che potrebbe proporre nuove portate di gas verso
l’Europa. Infine non dobbiamo escludere il recentissimo giacimento al largo di
Cipro scoperto da Eni lo scorso 22 agosto che preannuncia un volume di gas
preliminare di circa 70 miliardi di metri cubi.
Non è tutto oro quello
che luccica, infatti se da un lato le grandi risorse di gas naturale fanno ben
sperare per un futuro indipendente dal gas russo, dall’altra parte subentrano
grossi problemi, sia dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di
vista geopolitico. A mettere i bastoni fra le ruote al progetto è sicuramente
la situazione geopolitica della Turchia nel mediterraneo orientale ed alla
presenza della non riconosciuta Repubblica turca di Cipro del Nord. Da tempo il
governo di Ankara lotta per la modifica degli attuali confini marittimi nel
mediterraneo, ritenendo la propria ZEE (Zona Economica Esclusiva) troppo
ridotta, rivendicando ampie zone che violerebbero il Diritto internazionale del
Mare entrando in conflitto con Grecia e Cipro. La situazione si complicherebbe
ulteriormente aggiungendo anche l’accordo turco-libico per creare un confine
diretto fra le ZEE di Turchia e Libia, chiudendo a tenaglia il mar di levante e
mettendo a rischio la fattibilità del progetto europeo.
L’evoluzione geopolitica levantina
è in costante mutamento, sicuramente la Turchia oltre alle rivendicazioni
storiche nella zona, incrementate anche dall’imperialismo di Erdogan, cerca
spazio per non essere esclusa dal progetto Eastmed che metterebbe in ombra il
già esistente gasdotto TANAP, che ha reso la Turchia una zona particolarmente
strategica per l’import di gas. Il governo turco in passato ha già reso
difficili le attività di esplorazione da parte dell’Eni, mandandovi contro le
navi militari in quanto certe zone di mare interessate farebbero parte delle
rivendicazioni turche, nonostante queste siano considerate illegittime dalla
comunità internazionale.
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