La missione dell’Aiea consiste nell’ispezionare le
strutture della centrale e accertarsi della sua messa in sicurezza. Gli esperti
hanno inoltre preteso di poter parlare con il personale ucraino della centrale,
anche perché alcuni dipendenti hanno fatto sapere di lavorare in condizioni
inaccettabili.
La partenza della Aiea e la concessione di entrambe le
parti in causa dell’intervento internazionale non erano affatto scontate. Ciò dimostra
che c’è ancora spazio per la diplomazia, anche se i combattimenti vann
o avanti.
Per sbloccare la situazione ognuno dei due fronti ha dovuto fare importanti
concessioni. Vladimir Putin, in occasione di una conversazione telefonica con
il presidente francese Emmanuel Macron avvenuta il 19 agosto, ha accettato che
la missione dell’Aiea si presentasse in Ucraina senza passare dalla Russia come
chiedeva inizialmente Mosca. L’Ucraina da parte sua ha accettato la pretesa
russa che gli esperti di due paesi, Stati Uniti e Regno Unito, fossero esclusi
dalla missione, alla quale prendono invece parte Francia, Italia e Lituania.
Ma quale sarà il futuro della centrale? È possibile
che Putin proceda nel rivendicare la centrale con lo scopo di indirizzare
l’energia elettrica verso le zone russe laddove la centrale produce il 20 per
cento dell’elettricità dell’Ucraina? Oppure Putin accetterà la
demilitarizzazione della centrale? Quanto meno, fino a quando l’Aiea sarà sul
posto, dovrà essere rispettato un cessate il fuoco di fatto da entrambe i
fronti.
Un articolo di Emma Giacomello, con supervisione di Simone D'Angelo.
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