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Il Cile non cambia

 


Le urne si sono aperte simbolicamente il 4 settembre, 52° anniversario delle elezioni che aprirono la strada all’assunzione del potere da parte di Salvador Allende. I cittadini cileni sono stati chiamati a votare la nuova Carta costituzionale, considerata dagli analisti tra le più avanzate e femministe al mondo. Frutto del lavoro dei 155 membri della Convenzione costituzionale (78 uomini e 77 donne con 17 seggi riservati ai popoli originari) ha avuto l’aperto sostegno del neo presidente Gabriel Boric.

La nuova Carta, suddivisa in 11 capitoli e 388 articoli, avrebbe ridefinito nei principi fondamentali (art- 1-16) i caratteri dello Stato, riconfigurandone la dimensione plurinazionale, esaltandone il ruolo sociale, la difesa esplicita delle istituzioni democratiche e dei diritti umani (art. 17-126), al pari della funzione pubblica e del sistema tributario (art. 165-186). Sarebbero stati introdotti una serie di elementi progressisti in tema di diritti, riguardo l’uguaglianza di genere e il diritto all’aborto, l’importanza di sanità e istruzione gratuite e il riconoscimento delle popolazioni indigene.

La dimensione fortemente progressista della Carta ha sollevato le proteste della destra cilena, sensibile alla difesa dell’impianto nazionalista e preoccupata dalle prerogative assegnate ai popoli indigeni, in particolare dai mapuche, associati al terrorismo nell’immaginario del regime.

Il Servizio elettorale cileno ha confermato che sulla base dello scrutinio dei voti del 88,8% dei seggi, il no (rechazo) ha raccolto 6.944.426 suffragi (62,00%), mentre il sì (apruebo) si è fermato a quota 4.256.165 (38,00%). Al voto ha partecipato la grande maggioranza dei 15 milioni di aventi diritto. Dunque rimane in vigore il testo concepito durante la dittatura di Augusto Pinochet nel 1980.

Il risultato è stato celebrato dal Comitato del no come un “gesto di saggezza da parte ei cileni” e come “una sonora lezione per l’ala più radicale di sinistra e comunista”, in primis il presidente Boric, che ha sostenuto la nuova Costituzione.


Un articolo di Emma Giacomello, con supervisione di Simone D'Angelo.


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