Il
2022 ha segnato drasticamente il panorama energetico europeo, con la
transizione energetica, l’abbandono del fossile e la crisi del gas con la
Russia, le strategie energetiche di Bruxelles devono cambiare. L’unione ha un
mix energetico abbastanza misto, con una produzione elettrica e termica
distribuita (secondo i dati di BP 2020) fra: Rinnovabili (23.8%), Nucleare
(21.6%), Gas naturale (19.6%), idroelettrico (16.9%) e Carbone (14.8%).
Nonostante ci sia un buon equilibrio, in realtà i singoli paesi soffrono di
elevata dipendenza da singole fonti: la Francia soddisfa il proprio fabbisogno
elettrico per il 70% con il nucleare, mentre paesi come Italia e Germania
dipendono fortemente dal gas naturale.
Il
gas ha un ruolo fondamentale per il settore energetico italiano, esso viene
usato per la produzione elettrica, per uso domestico (caldaie) e per
l’industria. Il problema dunque non è il consumo in sé del gas, che risulta
comunque più pulito del carbone, ma il fatto che esso provenga da altre
nazioni. Secondo i dati BP in suolo europeo sono stati prodotti circa 236 Bcm
(miliardi di metri cubi) di gas naturale con un consumo di 554 Bcm, ovviamente
la differenza viene importata da altri paesi, e prima fra tutte vi è proprio la
Federazione russa con enormi flussi che dalla siberia giungono in Europa. I
gasdotti usati per ricevere il gas sono in grado di far affluire grandi portate
con contratti anche decennali, tuttavia soffrono di un enorme fattore
geopolitico, importare da una nazione ostile come la Russia e far attraversare
alle condotte scomodi confini hanno portato ad una grossa crisi. Quali sono le
alternative dunque? Gli unici altri gasdotti che non provengono dalla Russia
sono il Transmed (dall’Algeria) ed il
Tanap (dall’Azerbaijan), ma
sganciarci dalla dipendenza russa a favore di quella algerina o azera non
risolve la situazione, e di certo le quantità non soddisferebbero i bisogni
europei.
L’alternativa
si chiama GNL (Gas Naturale Liquefatto), esso è una valida e sempre più usata soluzione
al gasdotto, si tratta di gas naturale portato a -160°C che dunque assumerà
forma liquida e potrà essere trasportato tramite apposite navi metaniere in
tutto il mondo. I costi di tale gas liquido risultano ovviamente più marcati,
poiché occorrono alti consumi energetici per comprimere il gas e mantenerlo a
tale temperatura, senza contare che una volta arrivato a destinazione, il gas
deve tornare nuovamente in forma gassosa tramite appositi impianti detti
“Rigassificatori”. Nonostante tutto però la risorsa GNL rappresenta una
soluzione molto gettonata, con il trend di consumo in costante crescita,
passando da un import europeo di 71.3 Bcm nel 2018 a 119 Bcm nel 2019 con
aumenti che diventano sempre più significativi con la crisi russa.
Il
vantaggio principale del GNL è di natura geopolitica, potendo importarlo da
tanti fornitori diversi non soffre di dipendenza (anche se i leader indiscussi
sono Australia e Qatar con quote del 21.6% e 22.1% sul totale mondiale
esportato). Un altro punto importante riguarda le forniture, esse trattano
quantità ben definite, di sicuro inferiori a quelle di un gasdotto, e fino ad
ora utile per sopperire ad eventuali picchi di domanda che non potrebbero
essere forniti da gasdotto avendo contratti ben definiti. Dunque nel caso ci
siano periodi con consumi di gas superiori a quelli forniti normalmente dai
gasdotti è proprio il GNL ad intervenire, facendo inizialmente da contorno al
mercato del gas naturale. La situazione man mano sta cambiando, sempre più
paesi considerano il gas liquido una parte integrante del loro import, a
cominciare dal Giappone, che non avendo costruito gasdotti usa soltanto il GNL
australiano (importando nel 2019 105.5 Bmc di gnl). Con l’impennata dei prezzi
del gas a causa della sfida fra Russia ed Europa la soluzione del GNL diventa
sempre più concreta e fattibile in brevi tempi, in Italia vari fronti politici
si confrontano sul tema dei rigassificatori, dando dunque seria possibilità al
paese di diventare uno degli hub mediterranei per il GNL.
Un articolo di Giuseppe Barone, con supervisione di Simone D'Angelo.
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